Giona è il profeta mandato da Dio a predicare la conversione agli abitanti di Ninive. Grandi peccatori che andavano severamente puniti. Ma Giona si ribella a Dio quando intuisce che userà  misericordia con questa città. Giona si rifiuta e anziché dirigersi a Ninive va verso Tarsis, nome che indica un posto lontanissimo. Inghiottito, però, da un grosso pesce, nel cui ventre rimane tre giorni, viene salvato da Dio, che è misericordia.

Giona, costretto a ricredersi, predica la conversione al popolo nemico che, suo malgrado, si converte a Dio. Stizzito della loro salvezza, sfoga la sua collera con Dio perché è “pietoso e misericordioso, longanime e di molta grazia” e si pente del male. Tramite il segno del ricino, e l’ironia di Dio alla sua collera, finalmente, Giona comprende che Dio prova pietà per gli essere umani che non distinguono il bene dal male.

“Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorché il segno di Giona. Poiché come Giona fu un segno per i Niniviti, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione” (Lc 11 29-30; cf Mt 11,39; 16,4). 

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