Proprio non capisco: una settimana fa circa viene a trovarmi nella redazione di Tv2000 un giovane professore di antropologia. Nulla di strano se non fosse che viene dal Giappone. Da Kyoto precisamente. Mi dice che sta preparando una ricerca sulle possessioni diaboliche e altre azioni del diavolo in Giappone. Trovo il fatto molto curioso visto il sincretismo religioso che c’ è in quel paese e dove della religione interessa molto poco e lui mi risponde che il vero problema sono i morti. I morti? Sì perché  i giapponesi sembrano  essere fissati con il culto dei defunti.

Ora il culto degli avi è sempre esistito: già  nell’antica Roma si cercava il contatto con i propri cari. Poi è arrivato il cristianesimo e questo contatto primordiale è stato trasformato in “suffragio”, cioè nella possibilità  di poter recitare preghiere per alleviare le pene delle anime dei trapassati.

Ma la questione in Giappone cambia del tutto. Sembra che le anime dei trappassati una volta che sono evocati disturbino – e rarissimamente posseggano – i corpi di chi li ha chiamati. Tecnicamente questo è possibile. Ecco perché  gli esorcisti lanciano l’allarme contro le sedute spiritiche e contro il channelling (nuova forma di spiritismo introdotta dalla New Age).
In questi mesi – a questo proposito- gira tra gli adolescenti un gioco pericolosissimo a detta dei cacciatori di diavoli.

Circola sui social network, da Facebook a Twitter. Si chiama “Charlie Challenge” e simula una seduta spiritica. Una goliardata che qualche tempo fa  è costata il ricovero in ospedale anche ad un quindicenne di Napoli. Il quotidiano Telegraph scrive che il gioco ha origini messicane: bastano due matite e un pezzo di carta e lo scopo è quello di entrare in contatto con uno spirito di nome Charlie. Sul foglio vengono tracciate una linea orizzontale e una verticale e nei quattro quadri si scrivono le parole “Si” o “No”. Il resto lo fa la suggestione o qualcun altro: nei video su YouTube si vedono ragazzi pronunciare una particolare “formula” e chiedere a Charlie, lo spirito, di giocare. Se una matita si muove verso la risposta affermativa si può proseguire e chiedere altro.

Tornando alla fissazione dei giapponesi per i morti mi viene in mente un film visto anni fa. “ The Call”- questo il titolo della pellicola – in cui si narrava appunto di come i defunti disturbassero i vivi chiamandoli al cellulare.

Il mio ospite mi dice che nel Sol levante di esorcisti ce ne sono pochissimi. Forse qualcuno. Quindi se uno ha problemi di natura diabolica va a farsi curare da maestri buddisti, di Yoga o di Reiki.

E mentre penso a tutto questo leggo questa notizia : Il sacerdote ugandese John Bashobora, autoproclamatosi «esorcista» e guaritore, fa quasi il tutto esaurito allo stadio Nazionale di Varsavia durante l’evento «Gesù allo Stadio»: sabato erano presenti 40.000 persone, e diverse altre erano collegate con Radio Varsavia.
Chissà  il diavolo quanto se la ride.

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