Sono saltato sulla sedia appena ho sentito quel nome: don Ernest Simoni. Papa Francesco lo ha creato cardinale. Lui un semplice prete di 88 anni, albanese, per molti aspetti timido ed estroverso diventa ora un “principe della Chiesa”. Lo confesso: mi sono commosso. Conosco la sua storia di dolore e di sangue. E ringrazio Papa Francesco per questa sua scelta illuminata ma soprattutto riparatrice nei confronti di quelle migliaia di sacerdoti, religiosi, religiose, vescovi e semplici laici che sono stati orribilmente massacrati dal regime comunista di Henver Hoxha.

Io sono stato in Albania e ho visto e sentito quello che lì è successo. Non 70 anni fa, ma pochi decenni fa. Qui hanno provato a uccidere Dio. Lo hanno ucciso anche con la Legge. Questo è stato il primo paese ateo per costituzione. E per quaranta anni i comunisti hanno creduto pure di esserci riusciti. Ma Dio non era morto. Era più vivo che mai. Proprio in Albania, Dio è resuscitato.

E’ risuscitato in sacerdoti come don Ernest e in migliaia di altri martiri che Papa Francesco ha deciso di beatificare perché uccisi in “odium fidei”.

E’ risuscitato in donne come Maria Tuci, una ragazza che voleva diventare suora. Per questo – dopo essere stata percossa – è stata messa in un sacco nuda, insieme a una gatta feroce.

In Albania mi dicevano: “Henver Hoxha voleva creare in Albania un comunismo purissimo, più puro di quello russo e di quello cinese”. Per questo la religione è stata cancellata. Era un ostacolo a questo processo di purificazione.

Nel mio  reportage dalla periferia d’Europa, da Scutari – una piccola Auschwitz a 90 chilometri da Tirana – (questo il link per vedere la puntata andata in onda su Tv2000 per Indagini ai Confini del Sacro https://youtu.be/JlWq3sCy-oo) accompagnato dall’arcivescovo Mons. Angelo Massafra ho visto le galere albanesi. Qui per 50 anni preti, suore e religiosi sono stati imprigionati a causa della loro fede. In celle come queste don Ernest ha subito torture e vessazioni. In celle come queste – la cura ora di queste galere della polizia segreta albanese è stata affidata a delle suore albanesi – ho visto i graffi sui muri di sacerdoti e religiosi che hanno inciso con le proprie unghie: “Signore aiutaci, viva Cristo Re”.

Si racconta (ma forse è più di un racconto) che Madre Teresa di Calcutta (albanese di nascita) era così invisa dal regime che non ha potuto più mettere piede in Albania. Neanche quando le è morta sua mamma e sua sorella. Ma nel 1989 viene invitata e va ad accoglierla all’aeroporto nientemeno che la vedova di Enver Hoxha, che appena arriva la porta dritto alla tomba del dittatore. La televisione riportò l’avvenimento come un grande successo del regime. Quella visita fu un colpo durissimo per i fedeli, la gente era atterrita: possibile che Madre Teresa si fosse fatta strumentalizzare per portare lustro alla memoria del dittatore defunto?   Il vero motivo si seppe qualche anno dopo. Sembra che la visita era stata sollecitata da Nexhmije Hoxha perché si vergognava delle grida e del tremore che si sentivano provenire dalla tomba del tiranno. Aveva dunque incaricato Ylli Popa, uno dei più fedeli uomini del regime, e traduttore di Hoxha, di portare una lettera a Madre Teresa, in cui le chiedeva di venire a pregare sulla tomba del marito per ottenere pace, che non si sentissero più le grida e non tremasse più la terra. Quel giorno dunque Madre Teresa si soffermò a lungo a pregare sulla tomba di Hoxha e i rumori terrificanti intorno alla tomba di Hoxha cessarono.

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