Questa donna si chiama Julia Crotta. Ha dormito in una stanza di quattro metri quadri per quaranta anni. Il suo letto era una cassapanca a forma di croce. Non usava né materasso né cuscino. E’ stata l’ultima reclusa di questo secolo. Cioè grazie ad una speciale autorizzazione ha trascorso come monaca camaldolese oltre 40 anni in una piccolissima cella situata in un monastero al centro di Roma. Senza mai parlare e incontrare nessuno. Come una vera e propria “carcerata”.

Me ne sono occupato per una reportage per il programma “Indagine ai Confini del Sacro”. Ho avuto accesso – grazie alle suore  –  a tutta la sua documentazione.

Della storia straordinaria di questa donna conosciuta come Suor Nazarena si sono interessati Papi e semplici fedeli. E ancora oggi, a più di 20 anni dalla sua morte, la sua vicenda continua ad affascinare e a porre interrogativi.

Eppure Madre Nazarena non si è mai mossa dalla sua piccola cella del monastero. Non ha fatto né ha detto nulla di particolare. A vederla nessuno avrebbe mai pensato che questa giovane americana –  Julia – musicista, sportiva – è molto alta e gioca a basket da campionessa –, studentessa modello sarebbe diventata un giorno Madre Nazarena, la “reclusa dell’Aventino”. Davanti a sè ha un futuro professionale brillante.

Ha 27 anni quando Julia sta partecipando quasi per caso a un ritiro spirituale in preparazione alla Pasqua e vive quella che definirà una “nox beatissima”, un’esperienza che cambia il corso della sua vita, durante la quale Gesù in persona la chiama a fargli compagnia nel deserto e il cui esito finale saranno 45 anni di reclusione monastica.

Passeranno undici anni da quella prima chiamata al deserto, senza che Julia mai abbandoni il suo proposito e mai scalpiti per fare di testa sua. Troverà ciò che desidera a Roma, presso il monastero di Sant’Antonio abate a Roma, posto sul colle Aventino. Diventerà reclusa dell’ordine camaldolese. Un sacerdote che si è occupato della sua sistemazione accompagna Julia nella cella dalla quale non uscirà più fino alla fine della sua vita.

Un giorno aveva profetizzato: “Ci vorrebbe una reclusa in ogni paese del mondo in modo da pregare per i governanti. Ma soprattutto una reclusa o un recluso dovrebbe essere a san Pietro. Una piccola stanzetta sopra la cupola per pregare per il Papa e per la chiesa”.

Leggo questa profezia e penso a Benedetto XVI, che vive in clausura e non ha voluto lasciare il recinto di San Pietro.

Quello che sappiamo di Madre Nazarena, della sua vita spirituale, lo dobbiamo a queste sue lettere indirizzate ai suoi direttori spirituali, ai sui ricordi autobiografici.

Per tutta la vita Julia, suor Nazarena, sarà una donna forte, equilibrata, allegra, così la descrivono le uniche persone con cui ha rarissimi contatti epistolari.

 

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